La sedia sotto il sole – Der Stuhl in der Sonne

Oltrepassò l’ultima porta, in fondo al corridoio buio, e immediatamente vide la sedia sotto il sole. La presenza della suora alle sue spalle si fece a un tempo imponente e invisibile, adesso che i suoi occhi titubavano e perdevano tempo per recuperare la vista nella nuvola di luce cocente che ricopriva ogni cosa.

«Vada più avanti», gli disse la suora.

Obbedì, ma solo un passo. Innanzitutto doveva tornare a vedere.

«È questo il posto?», le chiese inutilmente. Certo che era quello il posto, non c’erano alternative.

La suora non rispose. Fece un altro passo, prima di risentire la sua voce.

«Più avanti, più avanti!»

Più avanti.

Pochi secondi e finalmente i suoi occhi furono in grado di percorrere l’ambiente. Un’altra stanza, molto diversa dalle altre. All’inizio aveva creduto che fosse all’aperto ma adesso le pareti di vetro le vedeva chiaramente. Vetro spesso, brillante e trasparente. E fuori niente. Non c’era erba, cemento o palazzi oltre le vetrate, un deserto bianco si stendeva fino all’orizzonte invisibile.

Ma vedeva il cielo, sopra di lui. Il cielo e il sole, con la luce bollente che pioveva sulla sedia di legno al centro della stanza.

Si sentì paralizzato.

«Signor Francesco, deve sedersi sulla sedia. È lì per lei. Tutta sua.»

Inghiottì un boccone di saliva asciutta. Non c’era più alcun sapore nella sua bocca. L’aria era secca, inodore.

«Adesso?», chiese voltandosi.

La suora annuì, senza sorridere, senza espressione. Non aveva messo piede nella stanza, si teneva appena al di fuori. Troppo calda era l’aria per la sua tonaca bianca e pesante.

Il signor Francesco prese un profondo respiro e se ne pentì immediatamente, quando il soffio di aria secca gli accartocciò la gola. Poteva cercare di perdere altro tempo ma la situazione non sarebbe cambiata. Si allargò il colletto della camicia e si avvicinò a passi lenti verso la sedia illuminata. Sembrava che il sole si fosse raccolto tutto lì.

Si passò la manica della camicia bianca sulla fronte. Una goccia fredda lo attraversò dal collo al fondoschiena. Era fermo davanti alla sedia.

Alzò lo sguardo. La luce del sole lo costrinse a chiudere gli occhi. Non vide nulla per alcuni secondi.

«Si sieda, signor Francesco! Si sieda!»

Si sedette.

Il primo istante fu di sollievo. Meglio seduti che in piedi, a quella temperatura. Ma solo il primo istante, perché subito il calore del sole lo frustò nel cuore. Il battito cardiaco cominciò a correre, insieme al suo respiro.

«Adesso vado, signor Francesco. Torno quando avrà finito.»

Va bene, sorella. Va bene.

Avrebbe voluto chiederle quando. Quando avrebbe finito?

Ma le colpe e le punizioni del signor Francesco si allontanavano a ogni suo respiro. Il respiro difficile, intollerabile, solenne di chi si prepara a non respirare più.

* * *

Er durchschritt die letzte Tür, am Ende des Korridors, und sah sofort den Stuhl in der Sonne. Die Anwesenheit der Nonne hinter ihm wurde nun zugleich mächtig und unsichtbar, während seine Augen zögerten und Zeit verschwendeten, um das Sehen in der alles bedeckenden und kochenden Lichtwolke wiederzugewinnen.

»Gehen Sie weiter«, sagte die Nonne zu ihm.

Er gehorchte. Aber er ging nur einen Schritt. Zuerst musste er wieder sehen können.

»Ist es der Ort?«, fragte er unnützerweise. Natürlich war das der Ort, es gab keine andere Möglichkeit.

Die Nonne antwortete nicht. Er machte noch einen Schritt, bevor er ihre Stimme erneut hörte.

»Weiter, weiter!«

Weiter.

Wenige Sekunden und endlich waren seine Augen imstande, den Raum zu durchstreifen. Ein anderes, von allen anderen sehr verschiedenes Zimmer. Am Anfang hatte er geglaubt, er sei im Freien, aber jetzt konnte er die Glaswände klar sehen. Dickes, strahlendes und transparentes Glas. Und nichts draußen. Keine Wiese oder keine Gebäude über dem Glas – eine weiße Wüste erstreckte sich bis zum unsichtbaren Horizont.

Den Himmel über ihm konnte er dennoch sehen. Den Himmel und die Sonne mit ihrem heißen Licht, welches auf den Holzstuhl in der Mitte des Zimmers fiel.

Er fühlte sich gelähmt.

»Herr Franz, Sie müssen sich auf den Stuhl setzen. Er ist für Sie da. Nur für Sie allein.«

Er schluckte seinen trockenen Speichel. Kein Geschmack im Mund. Die Luft war wie ausgedörrt und geruchlos.

»Jetzt?«, fragte er sich umdrehend.

Die Nonne stimmte zu, ohne zu lächeln, gänzlich ohne Ausdruck. Sie war nicht ins Zimmer getreten, sie blieb an der Tür stehen. Die Luft war zu warm für ihre weiße und schwere Schwesterntracht.

Herr Franz atmete tief ein und bereute es sogleich, als ihm ein Zug trockener Luft den Hals füllte. Er hätte versuchen können, sich langsamer zu bewegen, aber der Zustand hätte sich doch nicht verändert. Er weitete den Kragen seines Hemdes und näherte sich dem beleuchteten Stuhl. Es war, als ob sich alle Sonnenstrahlen in diesem Punkt vereinigten.

Er wischte sich die Stirn mit dem Ärmel seines weißen Hemdes. Ein kalter Tropfen lief von seinem Hals bis zu seinem Gesäß hinunter. Nun stand er vor dem Stuhl.

Er richtete den Blick nach oben. Das Sonnenlicht zwang ihn, die Augen zu schließen. Er wurde blind, sekundenlang.

»Setzen Sie sich, Herr Franz! Setzen Sie sich!«

Er setzte sich.

Der erste Augenblick war angenehm. In dieser Wärme war es besser zu sitzen als stehen zu bleiben. Es war aber nur ein Augenblick lang so, denn die Wärme der Sonne traf ihn sofort im Herzen. Sein Herz begann zu galoppieren, zusammen mit seinem Atem.

»Jetzt muss ich gehen, Herr Franz. Ich komme wieder, wenn Sie fertig sind.«

Gut, Schwester. Gut.

Er hätte sie fragen wollen, wann. Wann würde er fertig sein?

Aber die Schulden und die Sühnen von Herrn Franz entfernten sich mit jedem Atemzug. Der schwere, unerträgliche, ernste Atem von jenem, der nie wieder atmen wird.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...