Un vizio

Quel pianto ormai lo conosceva troppo bene per farsi impressionare più di tanto, anche se non poteva certo dire di essere immune al loro dolore. Dopo aver portato nel proprio grembo una creatura per così tanti mesi, cosa si provava al suono di quelle parole? Alla vista di quelle facce?

Abbiamo avuto un problema…

E poi iniziava il pianto. Quante volte era capitato in tutta la sua carriera? Molte, troppe E ogni volta doveva prepararsi a una serie indefinita di attacchi, accuse, crisi, battaglie legali che si sarebbero protratte per anni.

Ma la triste verità era che un parto andato male non doveva considerarsi un’eventualità straordinaria. E la frase del suo professore universitario ormai defunto le ricordava che «a volte i bambini nascono morti».

Nel momento in cui la mancata madre cominciò ad arricchire il proprio pianto con calci, urla e minacce, rivolse uno sguardo all’infermiera che capì subito cosa bisognasse fare: un sedativo era necessario.

«Giorgia, la mia Giorgia! Avete ucciso la mia bambina! Avete ucciso mia figlia! Maledetti figli puttana, schifosi mostri! Morirete, morirete, morir―»

Sembrava quasi una macabra coincidenza: tutti quei bambini che si rifiutavano di nascere non avevano un padre ad aspettarli.

«Va via, dottoressa?»

«È tutto sotto controllo, Melania. Domani ci aspetta una giornataccia, sarà meglio che vada a riposare.»

Giornataccia. Melania annuì.

Quando entrò nel parcheggio che si trovava nel seminterrato dell’ospedale, notò subito che Rob era ancora vicino alla sua macchina. Le si fece incontro serio e le porse le chiavi.

«Tutto OK, Rob?»

«Tutto OK, dottoressa.»

Non si salutarono neppure: la dottoressa salì in macchina e mise in moto. Faceva finta di non vedere la scatola di cartone sul sedile accanto al suo.

Si sarebbe potuto salvare?

La scorta sta finendo.

Ma il traffico la costrinse a rallentare, e in un quarto d’ora aveva percorso solo pochi metri. Iniziò a sentirsi irrequieta e nervosa. Sempre con gli occhi su quella scatola.

Un brutto vizio.

Si infilò nel primo vicolo che le capitò a tiro. Non poteva aspettare. Guardò fuori dal finestrino alla ricerca di osservatori indiscreti. Nessuno.

Solo un vizio. Prima o poi smetto.

Aprì la scatola di cartone. Un sorriso soddisfatto si allargò sulle sue labbra: ormai era invecchiato diversi mesi, come piaceva a lei. Ormai se ne erano dimenticati.

Era morto davvero?

Quello di oggi avremmo potuto salvarlo.

La mano minuscola. Se la portò alle labbra, si lasciò accarezzare dalle piccole dita fredde.

Un morso. I denti che scendono giù, tranciano giù. Morbido, duro.

Disgustoso.

Piccolo.

Il traffico sembrava essersi diradato. Poteva tornare a casa, finalmente.

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